26 Ottobre 1860, il giorno che Garibaldi ci consegnò ai Savoia

Condividi !

Ancora oggi gli storici si chiedono cosa sarebbe successo se il Generale avesse proseguito il suo cammino verso Roma, invece di essere fermato dalle logiche della politica e della diplomazia dell’epoca.

1280px-pietro_aldi_-_victor_emanuel_ii_meeting_giuseppe_garibaldi_at_teano_-_google_art_project Non possiamo sapere se il futuro dell’Italia sarebbe stato diverso, ma sicuramente quel 26 ottobre ebbe di fatto inizio la storia di un nuovo Paese (anche se per avere la penisola tutta italiana dobbiamo attendere la prima guerra mondiale). Un Paese unito ma fortemente disomogeneo, spaccato, che nemmeno parlava la stessa lingua, e che si è portato dietro volutamente fino ad oggi diversità e disparità intrinseche.

Il 26 Ottobre 1860 con l’incontro di Teano o Vairano, è uno dei tanti  falsi storici che ci raccontano .
 Ovunque esso sia avvenuto, resta un falso. La storia risorgimentale tramanda che sia avvenuto perchè Garibaldi consegnasse il Sud al Re di Sardegna Vittorio Emanuele II ma in realtà quell’appuntamento fu voluto dal Savoia per mettere fine alla fantomatica  spedizione dei mille, fermare Garibaldi per evitare che arrivasse a Roma, cosa che avrebbe provocato l’intervento di Napoleone III. Vittorio Emanuele II si appropriò a Teano il Regno delle Due Sicilie e la sua Capitale.
Teano è a tutti gli effetti una bugia storica, un falsa intesa tra un re usurpatore e un discutibile eroe usato per scopi politico ed economici.
Il continuo riferimento al passato risorgimentale delle retoriche celebrazioni di “Italia 150” non fa altro che celare politicamente una sanguinosa e devastante conquista militare messa in atto dai Savoia per conto della massoneria internazionale nel 1860, rinvigorendo inevitabilmente il ricordo di una tragica storia fatta di morti, saccheggi ed atrocità di ogni genere perpetrate ai danni delle popolazioni meridionali.