DALLA GRANCÍA A MONTECITORIO: PRETESA DI GIUSTIZIA, DI EQUITÀ, DI APPLICAZIONE DELLA COSTITUZIONE. E NON CI SONO BRIGANTI MA SOLO DONNE E UOMINI ONESTI.

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Si pensava di potersi radunare in pochi amici ed invece alla Grancía sono arrivati in centinaia e nel giro di un anno ci si ritrova ad essere migliaia, iperattivi e presenti dovunque, compreso in territorio padano.

Tanti, tantissimi di questo popolo di donne e uomini che non chiedono altro che l’applicazione della Costituzione e la chiedono a questo Stato ingiusto, usurpatore, inadempiente nel riconoscere diritti e vessatorio ed iniquo nell’imposizione dei doveri. Lo chiedono a questa Repubblica che fin dai suoi primi passi ha operato nel più infame modo discriminatorio, razzista, antimeridionalista condannando una parte del Paese all’arretratezza sociale, economica, strutturale, culturale privilegiando fino al paradosso un’altra parte di quello che, alla resa dei conti, solo sulla cartina risulta essere il medesimo Paese.

Ieri a Roma, a Piazza Montecitorio, è stata la festa di chi crede ai principi universali di equità, giustizia sociale, pari dignità: in tantissimi hanno urlato la loro ribellione pacifica e gioiosa come solo chi ha la mente ed il cuore pulito sa fare.
Bandiere, striscioni, cartelloni hanno accompagnato sorrisi e parole di intenti e di “rivoluzione costituzionale”.
Il leader carismatico di tutto questo, Pino Aprile, nonostante la sua inossidabile pacatezza e riservatezza è stato il perno delle attenzioni con le sue parole rivolte non soltanto a chi fosse presente, ma soprattutto a chi l’equità, la giustizia sociale, la coesione dovrebbe utilizzarle per gestire un Paese piuttosto che ignorarle in modo infame e criminale come fanno gli inquilini dei palazzi romani genuflessi a Confindustria ed agli interessi nordcentrici di questa Repubblica di ipocriti blateranti, bugiardi senza onore, indegni depositari delle sorti di milioni di cittadini da spremere senza ritegno ed ai quali destinare le briciole per sopravvivere.

Adesso la festa è finita e dove ieri c’era fermento e propositi “pacificamente belligeranti” adesso c’è la quotidianità di una Capitale cieca e sorda verso Sud ed adorante e prostrata verso nord.
Da oggi un nuovo punto di partenza: in tanti comuni si inizia a vedere o ad intuire la presenza dei “nostri”; il Recovery Fund sta facendo saltare le coronarie ad un po’ di soggetti del nord che da sempre vampirizzano il Sud ed oggi ancor più di prima vogliono mettere le mani su quel ben di dio di denaro e lo fanno vedere sfacciatamente.
Infrastrutture e trasporti; collegamenti tra aree volutamente lasciate disagiate; Sanità Pubblica; Scuole; Ambiente sono i campi di battaglia sui quali ci misureremo con un nemico autoreferenziale infinitamente più forte, il Partito Unico del Nord, perché coeso nonostante le differenze tra correnti e pronto a chiudersi a riccio non appena attaccato.
Ma questo Movimento ha delle carte in mano che lo rendono fortissimo: la gente onesta; la ritrovata memoria; la riappropriata dignità e LA COSTITUZIONE che stanno cercando di modificare a proprio uso e consumo.
È un nuovo inizio, dunque, finita la festa, perché si arrivi alla prossima per raccontarsi di tante vittorie, di tanti successi in ogni parte d’Italia, ma soprattutto, perché ci si possa raccontare di tanta nuova equità e giustizia sociale in questo Paese assetato di Costituzione e diritti.

Alfredo Falletti


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