Emergenza SUD, aria di rivolta popolare

La Questione Meridionale irromperà nella politica dei prossimi anni

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Il Sud, è ormai come una polveriera innescata e pronta a esplodere.sud

Disgusto per la politica, rabbia, risentimento, ansia e apprensione per il futuro, hanno portato tantissimi cittadini meridionali ad andare a votare in massa,  per dire a gran voce NO,  no ad una politica che da sempre li ha sfruttati, ingannati ed abbandonati.

Al Sud, il voto al referendum ha espresso con chiarezza, la rabbia e la determinazione della gente e la volontà di ancorarsi al caposaldo della Costituzione, che fonda l’Italia sul lavoro e sull’uguaglianza tra i cittadini.

Il no a questo referendum, è stato un modo, l’unico che gli italiani hanno avuto a disposizione purtroppo negli ultimi anni, per dire  “MO’ BAST  non  potete continuare a prenderci in giro. Dismettete quindi quelle facce ipocrite da vincitori o da dispiaciuti dopo aver avuto mille giorni per dimostrare di poter veramente cambiare corso e non lo avete fatto.

I giovani, emigrano sempre di più, per  dirigersi verso le Americhe, la Germania.  Si percepisce  molto forte che il ceto medio è completamente sparito, che c’è un divario davvero grosso tra i ricchi e i poveri. Le mense Caritas non riescono più a soddisfar le tante esigenze del territorio.

A votare no sono stati i più giovani: l’81% tra 18 e 34 anni, il 67% tra 35 e 54 anni.  In Italia ha vinto il no, ma tutta la politica ha perso perché ha vinto il no di chi non vede futuro, di chi non può metter su famiglia. Ha vinto il no dei posti di lavoro aumentati ma della produttività diminuita, ha vinto il no delle pensioni d’oro rimaste intatte per impossibilità  di fare calcoli corretti e restituire giustizia. Ha vinto il no del SUD abbandonato non rappresentato e sempre più incazzato e pronto per autodeterminarsi.

L’avviso ai naviganti è stato lanciato forte e chiaro, il tempo è scaduto e l’esasperazione continua a salire, con una rabbia che colpisce tutti, giovani nonni, e genitori.  E’ compito della politica fermarsi e riflettere del come ascoltare queste grida di dolore, prima che le persone a giusta ragione esasperate, si incanalino verso posizioni politiche radicali ed estreme.

Che il Sud smetta di essere un punto di campagna elettorale e che diventi un interesse politico di programma reale e partitico.

Pietro Avino